PRESENTAZIONE COSA POSSO FARE PER VOI I MIEI POST CONTATTI
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TOUT À L'HEURE
Tout à l'heure può significare sia "poco fa" che "fra poco"; per es.: je l'ai vu tout à l'heure, l'ho visto poco fa; je viendrai chez-toi tout à l'heure, verrò a trovarti fra poco. È solo il contesto quindi che può far capire che cosa si intende.

Pubblicato il: 04/08/2022 [FRANCESE ]
A CIASCUNO IL SUO - JEDEM DAS SEINE
A ciascuno il suo o, meglio, a ciascuno ciò che è dovuto è la traduzione di suum cuique, legge romana della "Repubblica" di Platone.
Martin Lutero usava l'espressione jedem das Seine e il primo re di Prussia fece coniare il motto sulle monete prussiane e lo adottò per i suoi cavalieri. Johann Sebastian Bach nel 1715 compose "Nur jedem das Seine".
In Germania jedem das Seine ha un risvolto amaro perché fu scritto sul cancello del campo di concentramento a Buchenwald in modo che i prigionieri lo potessero leggere ogni giorno dall'interno. Quando il motto viene usato oggi, scatena sempre un'aspra polemica.
In Italia è famoso il romanzo di Sciascia "A ciascuno il suo". Assolutamente da leggere!
Nel 1885 a Firenze nelle tabaccherie circolava un giornale, "Il Resto al Sigaro", venduto a 2 centesimi. Siccome un sigaro ne costava 8, era facile dare il giornale come resto di 10 centesimi.
Dei bolognesi copiarono l'idea portandola nella loro città. Il titolo scelto fu "il Resto del Carlino". Anche questo giornale costava 2 centesimi, a differenza dei giornali "seri" che ne costavano 5.
Alla fine dell'Ottocento il carlino non veniva più coniato da tempo, ma la moneta da 10 centesimi nell'uso popolare continuava a essere chiamata così.
"Dare il resto del carlino" era un modo di dire bolognese che significava "a ciascuno il suo", "a ciascuno quello che si merita". "il Resto del Carlino" viene ancora pubblicato ed è uno tra i più antichi quotidiani italiani.


Pubblicato il: 31/07/2022 [ITALIANO TEDESCO]
FLORENCE PRISCILLA MCLAREN

Florence Priscilla McLaren, Lady Norman da sposata, fu un'attivista inglese di famiglia nobile. Si impegnò per il suffragio femminile, come già sua madre. Durante la prima guerra mondiale gestì un ospedale di volontariato in Francia. Durante la seconda guerra mondiale fu autista del Women's Voluntary Service a Londra.
Nella foto la si vede guidare il suo monopattino a motore nel 1916. Strabiliante, vero?

Pubblicato il: 29/07/2022 [DONNE ]
MARCELA ED ELISA

Nel 1901 fu celebrato il primo matrimonio omosessuale della storia: in Spagna due donne si sposarono facendo credere che una delle due fosse un uomo (Mario) prendendo l'identità di un cugino morto in mare. Marcela era incinta quando si sposarono, non si sa se si trattasse di una gravidanza non desiderata, quindi il matrimonio fosse riparatore o se fosse cercata per fugare qualsiasi sospetto sull'identità sessuale di "Mario".
Le due però furono denunciate, persero il posto di lavoro e furono scomunicate; fuggirono in Portogallo dove vennero arrestate, processate, prosciolte e fuggirono in Argentina.
Qui Elisa - stavolta con il nome di Maria - sposò un ricco danese portando con sé Marcela facendola passare per sua sorella, ma non volle mai consumare il matrimonio. Il marito chiese l'annullamento asserendo che non fosse una donna, cosa però negata da tre referti medici, quindi il matrimonio non fu annullato.


Pubblicato il: 28/07/2022 [DONNE ]
KAIROS

Il bel giovane è Kairos, la divinità dell’attimo fuggente. È velocissimo com’è velocissima l’occasione che si presenta nella vita e il poco tempo per decidere che cosa fare, per questo ha le ali anche ai piedi.
Ha una folta chioma sulla fronte e sulle tempie, ma la testa dietro è calva. In effetti quando l’occasione è sfuggita, non la si può più riacciuffare (acciuffare arriva proprio da ciuffo).
Nella mano sinistra impugna un rasoio a mezzaluna a rappresentare il momento propizio sul quale sta in bilico una bilancia con i due piatti sorretti dai fili del destino; la bilancia è la bilancia dell’anima – quella della psicostasia – che il ragazzo tiene inclinata verso il basso con la mano destra premendovi sopra con l’indice. (Per capirci fa quello che faceva spesso Margaret Thatcher quando lavorava nel negozio dei genitori e premeva sulla bilancia per far pesare di più la merce). È la volontà a inclinare la bilancia: la nostra vita è definita dall’autodeterminazione.
Con la mano destra Kairos fa l’antico gesto scaramantico delle corna.
Lo sguardo serio sembra voler esprimere l’esortazione “carpe diem!”


Pubblicato il: 27/07/2022 [ITALIANO ALTRO]
ZAZEL, LA DONNA CANNONE

Il visionario Jules Vernes nel suo "Dalla Terra alla Luna" del 1865 parlava di un cannone in grado di sparare un astronauta sulla luna.
Ci furono degli uomini lanciati da un cannone, in realtà una catapulta. Il primo fu il canadese George Hunt nel 1871, noto come Great Farini.
La prima donna - per meglio dire ragazza - a essere lanciata in aria fu Rosa Matilda Richter, chiamata Zazel, nel 1877 all'età di 14 anni. Finì la carriera perché si ruppe una spalla; visto che di 50 uomini e donne cannone più di 30 morirono eseguendo il loro numero, la si può ritenere fortunata.
Per "La donna cannone" De Gregori si è basato su un articolo in cui si raccontava un fatto di inizio Novecento: un circo dovette chiudere perché la sua maggiore attrazione - la donna cannone appunto - era fuggita per seguire il suo amato. Nel mondo del circo non era permesso avere una relazione, quindi la donna ha scelto l'amore a scapito della carriera; per lei la vita straordinaria era nella semplicità dell'amore e non nel circo.


Pubblicato il: 26/07/2022 [DONNE ]
ANNIE EDSON TAYLOR

Questa è la storia di una donna molto sfortunata e molto avventurosa. A 25 anni la maestra Annie Edson Taylor era già vedova ed era poverissima. Girò gli Stati Uniti insegnando musica, fondò una scuola di buone maniere a tavola e di valzer; negli spostamenti sopravvisse a un incendio, a un terremoto, a un assalto di banditi. Quando nel 1901 ci fu l'Esposizione Pan-Americana a Buffalo, dove si esibivano funamboli, acrobati sul trapezio e una donna si faceva sparare da un cannone, pensò che fosse arrivato il suo momento di guadagnare soldi tentando un'impresa pazzesca: lanciarsi dalle Cascate del Niagara in un barile (progettato da lei). Non fu facile trovare un agente che trovasse i permessi e che promuovesse la faccenda. Il giorno del suo 63° compleanno (aveva dichiarato però di avere solo 43 anni), si lanciò. Ammaccata sopravvisse riscuotendo un grande successo che dura poco perché il suo agente le ruba il barile e va in tour con una giovane raccontando la storia della "Ragazza delle Rapide". Annie investe tutti i soldi guadagnati per ritrovare il malfattore, ma senza riuscirci.
Scrive un memoir che vende vicino alle cascate, posa per foto e vende riproduzioni del suo barile. Muore poverissima e gravemente malata a 82 anni. Grazie a una colletta viene sepolta nel Cimitero di Oakwood che ha una sezione per chi è morto sul fiume Niagara; si ritiene infatti che i suoi malanni siano dovuti al suo lancio nel barile.

Pubblicato il: 25/07/2022 [DONNE ]
APPELLO SU SPECCHIO DEI TEMPI
Mi fa piacere condividere questo appello apparso su Specchio dei tempi della Stampa di Torino: la figlia chiede di far provare una piacevole emozione alla mamma che compie 80 anni il 10 agosto e che da quando è rimasta vedova è caduta in depressione.
Riusciamo a inondarla di biglietti d'auguri? Le mie cartoline sono già pronte per
Anna Paola Parola
Via don Giacomo Peirone, 41
12016 Peveragno (CN)

Pubblicato il: 24/07/2022 [ALTRO ]
L'ORSO WOJTEK

Parecchio tempo fa il mio caro amico Thomas mi ha raccontato questa storia che ho ritrovato su Quora dove c’erano anche queste foto.
Dei soldati polacchi trovarono un cucciolo d’orso indifeso: dei cacciatori gli avevano ucciso la madre. Lo presero con loro come mascotte e gli diedero il nome di Wojtek.
Per trasportare l’orsacchiotto su una nave britannica, esso fu arruolato come soldato nell’esercito polacco; come gli altri militi ricevette anche lui una lista-paga, un numero di matricola e il rango.
Dormiva spesso su una cuccetta con la fanteria, gli davano della birra da bere e aiutava nel trasporto di vettovaglie e munizioni.
Dopo la guerra fu messo nello zoo di Edimburgo dove passò il resto della sua vita e morì all’età di 21 anni nel 1963. A Edimburgo c’è un monumento che lo commemora.


Pubblicato il: 05/01/2022 []
MX, THEY & CO.
In tutte le lingue la questione della neutralità di genere prende sempre più spazio. Vediamo qualcosa per quanto riguarda l'inglese. Dal dizionario Ragazzini della Zanichelli:

La gender neutrality, o neutralità di genere, consiste essenzialmente nell'evitare preconcetti e stereotipi basati sul genere. A seconda del contesto, l'aggettivo gender-neutral ha sfumature di significato: se accompagna sostantivi come ‘bagni pubblici’ o ‘abbigliamento’, ad esempio, vuol dire unisex, mentre un approccio genitoriale gender-neutral si concretizza nell'allevare i figli senza stereotipi e pregiudizi su cosa sia adatto a un maschio o a una femmina. Un linguaggio gender-neutral, o gender-inclusive, rifugge dall'usare termini che definiscano l'identità di genere – in inglese ad esempio sostituendo pronomi come ‘he’ o ‘she‘ con l'equivalente gender-neutral ‘they’, o il titolo ‘Mx’ al posto di ‘Mr’, ‘Mrs’ o ‘Ms’ o ancora usando parole come ‘firefighter’ o ‘flight attendant’ invece che ‘fireman’ o ‘stewardess.

Negli ultimi anni si è iniziato a discutere più apertamente dell'identità di genere, un tempo argomento tabù. Il numero sempre crescente di persone che si dichiarano ‘non binarie’ o scelgono di non dichiarare la propria identità di genere ha reso necessario un titolo di genere neutro. In realtà ne esistono diversi, ma Mx è di gran lunga quello più accettato e appare sempre più spesso come opzione accanto a Mr e Ms nella modulistica di banche, enti governativi e università del Regno Unito. L'appellativo Mx risale agli anni Settanta, quando fu proposto dal movimento femminista per coloro che non volevano rivelare il proprio genere attraverso il titolo.


Pubblicato il: 20/12/2021 [INGLESE ]
NAZI DA IGNATZ
Un tempo, soprattutto in Baviera, "Nazi" era il diminutivo di Ignatz (Ignazio).

Quando arrivò l'NSDAP (die Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, un po' lungo come nome) i suoi oppositori iniziarono a chiamare "Nazi" gli appartenenti al partito sul modello di "Sozi", il termine spregiativo per Sozialist, socialista, visto che Nazi voleva anche dire zotico, bifolco.

Hitler proibì di usare il termine che fu esportato in Inghilterra e in altri Paesi dai suoi oppositori fuggiti all'estero.

Ogni tanto sono un po' “grammar nazi”. Avete già sentito questo termine? Ve ne parlerò in un altro post.






Pubblicato il: 19/12/2021 [TEDESCO ]
DONA UN ALBERO A TORINO
Per chi non sapesse ancora cosa regalare per Natale: un albero al Comune di Torino (o contribuire ad alimentare il vivaio della città).

Questa iniziativa è già attiva in realtà dal 2008, ma purtroppo non la conoscevo:

http://www.comune.torino.it/verdepubblico/donazione/

Pubblicato il: 19/12/2021 [TORINO ]
EVVIVA ZAMENHOF!!
Visto che oggi è il 15 dicembre, noi esperantisti festeggiamo perché il medico e linguista polacco Ludwik Lejzer Zamenhof che ha pianificato la lingua esperanto è nato un 15 dicembre, più precisamente il 15 dicembre del 1859.

Oggi ho pensato di spiegarvi un po’ come funziona l’esperanto. È una lingua facile da imparare perché ha poche regole molto chiare e non ha eccezioni.
Intorno a una radice si costruiscono le parole aggiungendo semplicemente dei prefissi e dei suffissi.

Tutti i nomi finiscono in -o (parolo = parola, discorso), gli aggettivi in -a (parola = orale), gli avverbi derivati in -e (parole = oralmente), i verbi all’infinito in -i, i plurali in -j (paroloj = parole), i complementi oggetto in -n. Esiste un solo articolo: il determinativo “la” per tutti i generi, sia al singolare che al plurale.

Interessante è la desinenza del verbo, uguale per tutte le persone: -as è presente, -is è passato, -os è futuro, -us è condizionale, -u imperativo e congiuntivo che esprime una richiesta.

Un’altra volta vi spiegherò altre regole.

Vi è venuta voglia di conoscere questa lingua semplice, ma ricca, che permette di comunicare con tutto il globo rispettando tutti perché non è una lingua etnica? Allora vi darò informazioni su come fare. A presto!


Pubblicato il: 15/12/2021 [ESPERANTO ]

ANDARE ARAMENGO O A RAMENGO
Mi è capitato di passare da Aramengo in provincia di Asti – non distante da Chivasso, dalle parti da dove avevano le radici mio padre e i miei nonni – e chiedermi se il paese c’entrasse con l’espressione “andare a ramengo” o, più correttamente, “andare Aramengo”. C’entra eccome! Quando Asti era capitale di un ducato di origine longobarda, cioè fra il sesto e il nono secolo, chi commetteva reati contro il patrimonio veniva confinato nel comune più periferico del ducato che prese poi il nome di Aramengo appunto, dal latino ad ramingum.

In toscano il ramengo è il bastone di chi va ramingo.

A proposito di “patrimonio”… il termine deriva da pater, genitivo patris, perché era il padre che si occupava dei soldi, mentre il “matrimonio” deriva da mater, genitivo matris, perché era la madre a occuparsi della famiglia e dei figli.


Pubblicato il: 12/12/2021 [ITALIANO ]
PIANTIAMO TANTI ALBERI?
Di sicuro anche voi, come me, in questo periodo vi chiedete che cosa sia più sensato regalare e di sicuro anche voi, come me, vi trovate sotto stress e nel panico più totale. C’è poi da dire che il Natale è un’emergenza, ma il “problema” si presenta ogni volta che c’è una qualsiasi ricorrenza e vogliamo fare un regalo.

Ho fatto una ricerca in Internet per sapere quali alberi assorbano più CO2 con l’idea di mettere una pianta in casa o sul balcone per fare qualcosa per l’ambiente. Mi sono saltate fuori un sacco di proposte per donazioni che – sotto varie forme – permettono di piantare alberi nel mondo (in Australia per salvare i koala o in Kenya del caffè dove i frutti rimangono poi ai contadini locali; può essere con l’acquisto di un braccialetto o un semplice invio di messaggio via email come prova dell’adozione dell’albero).

Se l’idea vi interessa, vedete voi quale formula scegliere. Basta che cerchiate in internet "piantare alberi" o "regalare un albero" per esempio e poi i cookies fanno il resto. A me pare davvero una buona cosa per l’ambiente.

A proposito di alberi… giovedì sono andata a un concerto organizzato dall’Università popolare di Torino. Il gruppo musicale – Emanuele Via & Charlie T – (strepitoso!) ha dedicato un suo CD proprio agli alberi. Il CD si chiama “Resina”, costa 10 € e metà del ricavato va alla Fondazione Specchio dei Tempi per il progetto "Tredicesime dell’Amicizia" per aiutare le persone anziane in difficoltà, quindi si fa un’opera di bene oltre che dare piacere alle orecchie: https://www.eugenioinviadigioia.it/prodotto/emanuele-via-charlie-t-resina-2020-cd/


Pubblicato il: 11/12/2021 [AMBIENTE ]
DER GROSSE ZAPFENSTREICH

Durante il suo discorso di addio, dopo 16 anni di cancellierato, Angela Merkel ha ringraziato per il großer Zapfenstreich a lei dedicato. In italiano potremmo tradurre il termine con “pot-pourri di fanfare, concerto di musica militare”.
Era il segnale per l’inizio del riposo notturno, la “ritirata”. Oggi descrive una cerimonia militare e la musica che l’accompagna. È in uso in Austria e in Germania dove è riservato ai presidenti dello Stato, Cancellieri, ministri della Difesa e ad alte cariche militari.
In inglese è il Grand Tattoo (to tattoo significa tamburellare con le dita, to beat the devil’s tattoo, tamburellare con le dita in segno d’impazienza o soprappensiero) e anche in italiano lo si può tradurre con “tatuaggio”. La parola tattoo – tatuaggio - deriva dai primi del 17° secolo dalla frase olandese doe den tap toe (chiudete il rubinetto), un segnale suonato da tamburi o trombe per avvisare gli osti vicini alle caserme di smettere di servire la birra ai soldati e per questi voleva dire che era ora di fare ritorno alle loro baracche. Non ha nessuna relazione con la parola tahitiana del tatuaggio con l’inchiostro. In tedesco Streich auf den Zapfen des Fasses (da qui Zapfenstreich), cioè “colpo sul tappo della botte”.



Pubblicato il: 10/12/2021 [TEDESCO INGLESE]
BIS IN DIE PUPPEN

Bis in die Puppen (letteralmente "fino alle bambole") vuol dire fino a tardi, fare le ore piccole. Una madre può dire per esempio al figlio adolescente "Bleib nicht bis in die Puppen!" (non rimanere fino a tardi!).
Da dove arriva questa espressione? A Berlino c'è il Tiergarten, un enorme parco pubblico di 342 ettari, al cui centro c'è una piazza circolare con in mezzo la Colonna della Vittoria, la Siegessäule. La piazza si chiama großer Stern, grande stella, e nel Settecento su questa piazza c'erano delle statue con i personaggi più importanti della storia tedesca. Queste statue venivano chiamate familiarmente Puppen, bambole. Arrivare alla piazza voleva dire fare molta strada e ci voleva molto tempo; da qui nasce l'espressione bis in die Puppen.



Pubblicato il: 03/12/2021 [TEDESCO ]
ALLES IN BUTTER - TUTTO NEL BURRO
L'espressione "alles in Butter", cioè "tutto nel burro" deriva - come tante altre - dal Medioevo. A quel tempo la Germania importava dei preziosi bicchieri e altri manufatti in vetro dall'Italia che arrivavano su carri trainati da cavalli e che con tutti quegli scossoni andavano in gran parte in frantumi, comunque si cercasse di proteggerli.
Un commerciante astuto decise allora di versare del burro caldo fuso sopra agli oggetti che una volta raffreddato proteggeva il tutto.
Certo, dopo sarà stato un lavoraccio togliere l'unto dalle superfici, ma perlomeno erano salve.
Oggi significa semplicemente "tutto a posto".

Pubblicato il: 24/11/2021 [TEDESCO ]
IL CECCHINO

Nello strepitoso romanzo Fiore di roccia di Ilaria Tuti ho scoperto da dove arriva la parola "cecchino": nella Prima guerra mondiale il popolo italiano chiamava l'Imperatore Francesco Giuseppe I d'Asburgo in modo spregiativo "Cecco Beppe". Aveva una gran paura dei tiratori scelti dell'esercito austro-ungarico e li chiamava cecchini, cioè di Cecco Beppe.
Pare che il più grande cecchino della storia sia stato Simo Häyhä, un finlandese che combatté nella Guerra d'inverno contro l'Armata Rossa. Il suo soprannome fu Morte Bianca. Minimo 542 uomini furono uccisi da lui, forse addirittura 800. È questo il numero non confermato.

Pubblicato il: 08/11/2021 [ITALIANO ]
LA CHIOCCIOLA
Il segno @ è stato incorporato nei caratteri ASCII nel 1963, ma in realtà è antichissimo; pare che nasca in latino come unione stilizzata delle lettere "a" e "d" minuscole formanti la locuzione latina ad, cioè "verso", diventato poi at, cioè “presso” nei paesi anglofoni con il significato di “at the price of”, al prezzo di.
Ha parecchi utilizzi, per esempio per indicare un cambio di valuta (probabilmente in questo caso sta per aC, al Cambio di).
Lo si vede sulle vecchie macchine per scrivere (ad esempio sulla Lambert del 1902) o sulle Remington di inizio Novecento sopra al 4.
Consiglio di visitare la stupenda e interessantissima Officina della Scrittura Aurora a Torino (https://www.officinadellascrittura.it/) per vederne degli esempi.
In tedesco si chiama “Klammeraffe” (scimmia dalla coda prensile, scimmia ragno), in italiano “chiocciola”, in francese arobas o arrobe dall'arabo ar-roub che significa un quarto; in spagnolo e portoghese arroba, equivalente a 12 o 15 chili oppure a 10 o 16 litri.


Pubblicato il: 07/11/2021 [ALTRO INGLESE]
DIE ARSCHKARTE ZIEHEN
Die Arschkarte ziehen (letteralmente estrarre la carta/ il cartellino del culo) vuol dire avere sfiga. Questa espressione arriva dal mondo del calcio. Avete mai fatto caso che l’arbitro tira fuori il cartellino giallo dell’ammonizione dal taschino sul petto e quando decreta l’espulsione, cioè tira fuori il cartellino rosso, lo prende dalla tasca posteriore dei pantaloncini, che si trova sul sedere? C’è anche un motivo molto pratico per questo: quando la televisione era in bianco e nero non sarebbe stato possibile capire di che colore era il cartellino. Pescare la carta/ il cartellino che si trova sul sedere è quindi segno di grande sfortuna.

Pubblicato il: 01/11/2021 [TEDESCO ]
UNA AL GIORNO
Vi racconto una favola africana: un giorno esplose un terribile incendio nella savana; tutti gli animali si dettero alla fuga. Un colibrì iniziò a volare su e giù portando una goccia d’acqua nel becco. Ovviamente le gocce trasportate dal colibrì fecero un baffo all’incendio. Il leone chiese al colibrì che cosa stesse facendo e alla derisione del leone l’uccellino reagì dicendo: “Io faccio la mia parte”.
Un elefantino sentì quella frase e andò a riempirsi la piccola proboscide con dell’acqua e imitò il colibrì; il piccolo di pellicano imitò l’elefantino e così fecero altri animali. Furono i cuccioli a iniziare; gli adulti si vergognarono e iniziarono anche loro ad aiutare.
La sera erano tutti stanchi e sporchi, ma l’incendio era domato e vecchie ostilità erano superate.
Che cosa ci insegna questa storia? Ci insegna che dobbiamo fare la nostra parte, non importa quanto piccola. Sulla terra siamo miliardi e ognuno di noi vive tante migliaia di giorni (si spera!). Miliardi di piccole azioni moltiplicate per migliaia fa trilioni.
Sono stata a Helsinki per salutare una mia amica che purtroppo non ha più molto da vivere.
Lì mi hanno raccontato che in Finlandia c’è un’iniziativa che si chiama “uno al giorno”: tutti sono invitati a raccogliere un pezzo di immondizia da terra e a gettarlo nei rifiuti.
Le azioni che si potrebbero fare sono tante altre. Potremmo chiederci qual è stata la mia azione di oggi per l’ambiente? Potremmo chiamare la nostra iniziativa “una al giorno”.
Mi scrivete se avete avuto un’idea? Che cosa avete fatto oggi per l’ambiente? Avete messo i “salsicciotti” paraspifferi alle porte/ avete comprato della verdura a chilometro zero invece che dall’estero/ avete spento i dispositivi in stand-by (che consumano pur sempre il 30% di quando sono accesi)/ avete messo in modalità aereo il cellulare/ avete sostituito una lampadina alogena con una al led/ avete preso la bici al posto dell’auto? Spazio alla fantasia!

Pubblicato il: 30/10/2021 [AMBIENTE ]
LA MODALITÀ AEREO
I nostri smartphone, come tutti i dispositivi elettronici, comportano dei problemi di inquinamento e di consumo di energia in tre fasi: al momento della loro produzione, durante l’utilizzo e quando è ora di smaltirli.
Quello che possiamo cercare di fare noi è ridurre il dispendio di energia durante la loro “vita”. Per consumare meno batteria è bene mettere il cellulare e il tablet su “modalità aereo”. Vengono disattivati così tutti i segnali radio.
Oltre che su un aereo per evitare interferenze con i dispositivi a bordo, ci sono 4 situazioni nelle quali la funzione è utile: 1) quando la batteria è scarica, 2) nelle zone dove non c’è segnale e il dispositivo sprecherebbe un sacco di energia per cercarlo, 3) quando il dispositivo è sotto carica per farlo caricare più in fretta, 4) quando non si vuole essere disturbati.
Attenzione però che in “modalità aereo” non si possono ricevere e inviare messaggi o surfare in Internet.
Vale la pena provare; fa bene all'ambiente, alle tasche e alla salute. Capita che ci si dimentichi dello smartphone e che si pensi “come può essere bella la vita senza!”

Pubblicato il: 29/10/2021 [AMBIENTE ]
IL NEPOTISMO
Vi ho parlato dell’espressione Bob’s your uncle (Bob è tuo zio) la cui origine è un classico esempio di nepotismo. Adesso vediamo che cosa significa il termine “nepotismo”. Deriva dal latino nepos, nipote. Che cos’è lo sanno un po’ tutti: “favoreggiamento nei confronti di parenti o amici per fare sì che ottengano cariche, uffici e sim.” (Zingarelli 2021).
Il termine è nato quando i papi e i membri del clero che avevano fatto voto di castità facevano passare i loro figli per nipoti e li avvantaggiavano facendoli diventare spesso dei papi a loro volta. Gli esempi concreti non mancano: Papa Callisto III Borgia nominò due suoi “nipoti” cardinali e uno, Rodrigo, divenne Papa Alessandro VI che nominò al cardinalato Alessandro Farnese – fratello della sua amante – che divenne Papa Paolo III che nominò cardinali due suoi nipoti di 14 e 16 anni e così via. Papa Sisto IV della Rovere nominò tre nipoti cardinali e uno divenne Papa: Giulio II.
Nonostante la bolla papale di Innocenzo XII del 1692, il nepotismo continuò a esistere all’interno dello Stato Pontificio, sotto forma di “piccolo nepotismo” per le cariche all’interno dello Stato e di “grande nepotismo” nel caso di concessione di territori e infeudamento.
Esempi recenti e nostrani di nepotismo sono stati la nomina a consigliere regionale della Lombardia di Renzo Bossi da parte del padre Umberto. Negli USA le famiglie Kennedy e Bush o Donald Trump ne sono un esempio. Sembra che però il Presidente delle Maldive sia imbattibile come numero perché ha decine di parenti e amici nel suo gabinetto, non di casa – sarebbe troppo piccolo – ma di Governo.


Pubblicato il: 23/10/2021 [ITALIANO ]
AND BOB’S YOUR UNCLE
And Bob’s your uncle
L’espressione “… and Bob’s your uncle” (e Bob è tuo zio) è usata in tutti i paesi anglofoni, soprattutto in Gran Bretagna, e significa “e voilà/ e il gioco è fatto/ ed è fatta/ e oplà”; la si usa per esempio alla fine di indicazioni molto semplici: “Turn the corner, then turn to the right and Bob’s your uncle” (gira l’angolo, poi gira a destra ed eccoti arrivato). Esiste anche come “Robert’s your auntie’s husband”.
L’espressione prese piede soprattutto dopo che nel 1931 Florrie Forde incise la canzone “Bob’s your uncle”, ma fu a partire dalla seconda guerra mondiale che si diffuse.
L’origine non è chiarissima; pare che sia un classico esempio di “nepotismo” nel vero senso della parola. Chi erano Bob e suo nipote? “Bob” era il Marchese di Salisbury, il 20° primo ministro britannico; come tanti aristocratici vittoriani aveva tanti nomi. Si chiamava infatti Robert Arthur Talbot Gascoyne-Cecil, terzo Marchese di Salisbury. Suo nipote Arthur Balfour ricoprì tante cariche politiche importanti negli anni 1880, ma è quasi certo che senza l’influenza di suo zio non le avrebbe mai ottenute.
Nella comunità italiana di Melbourne in Australia c’è l’espressione “Zio Bob’s your uncle” che fa riferimento a un personaggio che viveva a Thomastown ed era di una calma e una saggezza epiche. L’espressione significa qui piuttosto “se fai le cose con calma, tutto andrà bene”.


Pubblicato il: 21/10/2021 [INGLESE ]
TORINO CAPITALE MONDIALE DELL’ESPERANTO

Nel 2023 Torino ospiterà il Congresso mondiale di esperanto, la lingua pianificata dall’oculista polacco di origini ebraiche Ludwik Zamenhof negli anni ’70-’80 dell’Ottocento, pensata come seconda lingua per promuovere la comprensione e la pace tra i popoli. Si chiamava “Lingvo internacia” (lingua internazionale) ed è diventata poi “esperanto” (colui che spera).
L’esperanto non ha eccezioni, è flessibile ed è facile da imparare. Siccome non appartiene ad alcuna nazione e ad alcun popolo in particolare, non favorisce e non discrimina nessuno; si può parlare quindi di “democrazia linguistica”. È parlato da circa 2-3 milioni di persone nel mondo e le opere e gli autori più importanti della letteratura mondiale sono tradotti in esperanto: la Divina Commedia, Pinocchio, Andersen, Shakespeare, la Bibbia e il Corano per esempio.
A Torino c’è il CET, Centro Esperanto di Torino, in Via Garibaldi 13 dove ci si può informare per dei corsi anche gratuiti. Esistono diverse possibilità per prendere in prestito libri e riviste in esperanto, per esempio presso la Biblioteca Civica Centrale di Via della Cittadella 5.
In Italia e nel mondo ci sono convegni in esperanto, anche tematici.
A Vienna c’è un interessantissimo museo sull’esperanto che ho visitato.
Alcune città – come Trofarello – hanno dedicato il nome Esperanto a una loro via.
C’è anche un vino che si chiama così.
Brindiamo allora al fantastico successo di Torino sperando che la mia magnifica città diventi una vera promotrice di questa bella lingua.


Pubblicato il: 10/10/2021 [ESPERANTO TORINO]
LA FIGA E LA SFIGA

La figa e la sfiga
“Lost in La Mancha” del 2002 doveva essere girato per promuovere il film “Don Quixote” e invece ne documenta la mancata realizzazione. Il regista Terry Gilliam ha avuto una sfortuna pazzesca, durante le riprese sono successe delle catastrofi bibliche. Un suo collaboratore italiano nel documentario dice “in Italian we say “sfiga”: la figa is the pussy, la sfiga is the negation of the pussy. We have sfiga!” (penso che si intuisca il suo significato).
Ecco una breve parentesi sulla parola “figa”: è la variante settentrionale di “fica” e significa vulva e vagina; per metonimia si intende una donna o ragazza attraente. C’è anche il “figo” o “fico” per indicare un uomo o un ragazzo attraente. La parola deriva proprio dal latino “ficus”, il frutto. Ora, capite perché tutti gli alberi sono maschili, il loro frutto è femminile, ma fa eccezione il fico? Il melo, la mela; il pero, la pera; il ciliegio, la ciliegia ecc., il fico… il fico.
Torniamo al nostro povero Terry Gilliam: nel 2018 finalmente è riuscito a girare il film “L’uomo che uccise Don Chisciotte” dopo otto tentativi in quasi vent’anni. È una rivisitazione molto molto fantasiosa del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra.


Pubblicato il: 05/10/2021 [ITALIANO LIBRI&FILM]
ANATRA ZOPPA
Visto che siamo in periodo elettorale, mi è venuta in mente l’espressione “anatra zoppa” che è un idiomatismo, o meglio “idiotismo”, dell’inglese americano lame duck. Ci tengo a precisare che “idiotismo” non ha a che fare con l’idiozia: è una costruzione linguistica propria di una data lingua o dialetto senza corrispondenza in un’altra lingua o dialetto, sinonimo “modismo”.
In inglese lame duck vuol dire praticamente cosa inservibile (o gravemente danneggiata); fiasco, fallimento; operatore di borsa insolvente (già usato nel Settecento alla Borsa di Londra); azienda in difficoltà economiche; presidente USA (o senatore, governo ecc.) non rieletto ma ancora in carica.
In Italia l’espressione viene usata nel giornalismo e nella politica e di solito è riferita al Presidente degli Stati Uniti privo di una maggioranza al Congresso. Per estensione può essere utilizzata anche per designare un politico in carica, ma che sta perdendo il suo effettivo potere.
Il termine è usato anche per indicare quei casi in cui un sindaco, pur eletto a maggioranza, "convive" con un consiglio comunale la cui maggioranza è rappresentata da liste che avevano sostenuto un diverso candidato a primo cittadino.
Con l’attuale legge elettorale, questa rara situazione può verificarsi nel caso in cui un gruppo di liste collegate al primo turno ottenga almeno il 50% +1 dei voti validi, mentre la maggioranza dei voti per il candidato a sindaco vada a un sindaco sostenuto da un altro gruppo di liste.
Chissà, ci sarà un’anatra zoppa in queste elezioni? Bisogna vedere tra l’altro se si intende il significato italiano o inglese.


Pubblicato il: 04/10/2021 [ITALIANO INGLESE]
VALENTINA DI GUIDO CREPAX

Due giorni fa sono stata ad Aosta alla mostra su Guido Crepax e la sua creatura più famosa: la fotografa Valentina Rosselli, che decora diversi oggetti in casa mia, come la copertina di raccoglitori.
Crepax, nato a Milano nel 1933 con il cognome Crepas, era laureato in architettura e si è occupato con grande successo dapprima di grafica pubblicitaria.
Valentina viene ideata nel 1965 esordendo sulla rivista “linus”, è caratterizzata da un sofisticato disegno con forte erotismo. Ha la rara particolarità tra i personaggi dei fumetti di invecchiare, anche se più lentamente del normale, e ha problemi realistici come l’anoressia durante l’adolescenza.
Alla fine della sua adolescenza assume il look di Lulù, il personaggio interpretato da Louise Brooks, attrice statunitense degli anni Venti di cui Crepax teneva sempre una foto sulla scrivania. Di Valentina si conosce anche la data di nascita: il giorno di Natale del 1942, la data di nascita di Luisa Mandelli, la moglie di Crepax, che ha anche posato da modella per il personaggio.
Guido Crepax è morto nel 2003, sua moglie Luisa nel 2020.


Pubblicato il: 02/10/2021 [LIBRI&FILM DONNE]
DÉ ËL BLEU (DARE IL BLU)
Il significato potrebbe essere “l’ho mollato, gli ho dato un calcio nel sedere”. L’espressione viene usata soprattutto quando si lascia con astio il partner.
Quando Napoleone Bonaparte fu sconfitto e a Torino entrò trionfante il re Umberto I, tutto ciò che ricordava l’imperatore francese fu coperto da una spessa mano di vernice blu, il colore dei Savoia. Il blu, o meglio l’azzurro, è ancora il colore della Nazionale italiana nello sport.
Il blu ha una grande importanza in praticamente ogni lingua.
In tedesco c’è il verbo “blaumachen”, cioè “fare (il) blu” che significa non andare a lavorare per assenteismo o marinare la scuola. Questo è nato quando i tintori dovevano aspettare un giorno intero perché il blu di Prussia asciugasse, cosa non necessaria per gli altri colori, e quindi non facevano niente tutto il giorno, ma venivano pagati lo stesso. Per questa ragione il blu delle divise prussiane era il colore più caro.


Pubblicato il: 01/10/2021 [PIEMONTESE TEDESCO]
“A UFO” O “A UFFA”
Quest’espressione significa ottenere o fare qualcosa senza pagare, a spese altrui. È una dicitura latina (ad usum fabricae operis) apposta nel Medioevo sui materiali esenti da ogni tassa perché destinati alla costruzione delle cattedrali ed è nata al tempo del rifacimento della Basilica di San Pietro.
A Milano la scritta sul marmo proveniente dalla Val d’Ossola era “Ad U.F.A.”, cioè Ad Usum Fabricae Ambrosianae, mentre a Firenze per il duomo (Santa Maria del Fiore) la sigla era “A U.F.O.”, Ad Usum Florentinae Operae.
Ci sono tante altre spiegazioni etimologiche per questa espressione, ma pare che questa sia quella più accreditata. L’espressione è usata perlopiù in “mangiare a ufo”.
A proposito di mangiare… Ho sempre trovato buffo “mangiare la foglia” che significa intuire un sotterfugio.
Pare che questa espressione abbia due spiegazioni: una deriva dal fatto che sono gli erbivori adulti a mangiare l’erba, a distinguere anche quale è commestibile da quella che non lo è, mentre i piccoli bevono il latte e l’altra è che i pastori assaggiavano l’erba – mangiavano la foglia – destinata al pascolo del loro bestiame.


Pubblicato il: 29/09/2021 [ITALIANO LATINO]
I VIRUS HANNO UN CUORE?

Ecco un’altra delle foto della mostra all’orto botanico per La notte dei ricercatori:
“I virus hanno un cuore? In un cristallo esagonale costituito da particelle virali (pallini neri) si è formata per caso quest’area a forma di cuore. I virus sono responsabili di malattie gravi, ma studi recenti dimostrano anche il loro importante ruolo ecologico e il coinvolgimento in simbiosi con piante, funghi e animali”.


Pubblicato il: 27/09/2021 [ALTRO ]
I VIRUS

Ieri sono stata al Castello del Valentino e all'orto botanico di Torino per la Notte dei ricercatori. Molto interessante!!
C'era anche una mostra fotografica su virus, funghi, lieviti ecc.
Ecco una foto e la sua didascalia:
"I virus hanno sviluppato meccanismi molecolari per infettare le cellule, replicarsi al loro interno e poi uscirne. La foto illustra i residui della struttura piramidale (in rosa) creata dal virus per emergere dalla cellula ospite".

Pubblicato il: 26/09/2021 [ALTRO TORINO]
PIOVE, GOVERNO LADRO!
“Piove, governo ladro!” Questa espressione viene usata quando si cerca un capro espiatorio, ma si sa benissimo che non c’è responsabilità per l’accaduto, infatti quando piove non è colpa di nessuno. Pare che l’origine derivi dai tempi nei quali per passare da un paese all’altro sia le merci che gli animali dovevano pagare un dazio, quindi se pioveva e si appesantivano si doveva pagare di più. Nel 1861, in seguito al fallimento di un moto mazziniano a Torino per la pioggia appunto, è apparsa una vignetta su “Il Pasquino” con questa frase.
“Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere” è una frase pronunciata da Igor nel film “Frankenstein Jr.” quando il dottor Frankenstein si lamenta per la fatica nel disseppellire un pesante cadavere. Infatti la si usa in senso ironico in una situazione difficile.
Per rimanere in argomento pioggia “piove (sempre) sul bagnato” deriva da Giovanni Pascoli: “Piove sul bagnato: lagrime su sangue, sangue su lagrime” e vuol dire che chi è fortunato continua a essere fortunato e chi è sfortunato continua a essere sfortunato.


Pubblicato il: 25/09/2021 [ITALIANO ]
BUFFALO BILL A TORINO

Dal 22 al 26 aprile del 1906 Buffalo Bill (William Frederick Cody, 1846-1917) fu a Torino per esibirsi ogni giorno nel suo faraonico spettacolo circense, non più solo “Wild West” ma anche “Wild East” perché ai numeri western aveva aggiunto quelli con Arabi e Giapponesi. Per quei tempi era tutto davvero esotico: i Messicani dello Stato di Montezuma, gli Americani di colore, i Cosacchi, i Samurai, i beduini del Sahara, mangiatori di fuoco, incantatori di serpenti, nani e giganti.
Tra artisti e personale vario si parla di quasi mille persone e 500 cavalli, il tutto pubblicizzato già un mese prima dell’arrivo su immensi cartelloni pubblicitari che deturpavano il paesaggio cittadino. Una parte della troupe fu sistemata in via dei Pellicciai (oggi via IV Marzo). Nella canzoncina improvvisata dai torinesi si diceva:
Alé, alé, andoma a balé, ch’a j’é l’America an via dij Plissé.
I giornali scrissero che ogni giorno i pasti del personale consistevano in 2.000 uova, 5 quintali di carne, 10 quintali di pane, 300 litri di latte e 4 quintali di patate.
(Savej 4/2020)
Consiglio la lettura di “Tristesse de la terre. Une histoire de Buffalo Bill Cody” di Éric Vuillard per avere un’idea della messa in scena della conquista dell’America.


Pubblicato il: 24/09/2021 [TORINO LIBRI&FILM]
IL MUSEO DELLA FRUTTA
Sul numero 6/2021 della rivista Savej c’è un bell’articolo sul museo della frutta Francesco Garnier Valletti di Torino che ho sempre amato: http://www.museodellafrutta.it/
È una collezione unica al mondo di frutti, tuberi e verdure in cera che ancora oggi sembrano veri. Il ceramista, poi confettiere, Garnier Valletti (Giaveno 1808-Torino 1889) infatti amava mischiare tra le sue opere dei frutti vivi per dimostrare che non erano riconoscibili.
Egli lavorò per la corte di Vienna e per lo Zar di Russia, ma quando sua moglie morì, rientrò a Torino per occuparsi dei quattro figli.
L’artista non svelò mai la formula dell’impasto che diceva gli fosse stata suggerita in sogno, ma la conosciamo grazie a un allievo infedele: resine, cere, gesso, argilla e polvere di alabastro.


Pubblicato il: 23/09/2021 [TORINO ]
A TUTTA BIRRA
“A tutta birra” è sinonimo di “a tutta briglia” (dal francese à toute bride). Tutte e due le espressioni derivano dall’ippica perché un tempo si dava da bere della birra ai cavalli per dare loro energia e se non si tirano le briglie il cavallo va a tutta velocità. Oggi non si dà più la birra da bere ai cavalli da corsa, ma si dà loro il lievito di birra da mangiare.

Pubblicato il: 22/09/2021 [ITALIANO ]
IL PLOGGING
PULIAMO IL MONDO
Puliamo il mondo tutto l’anno (con il plogging)
Il 24, 25 e 26 settembre – fra un paio di giorni – ci sarà la 29ª edizione di Puliamo il Mondo di Legambiente: https://www.puliamoilmondo.it/
È un’iniziativa davvero lodevole e a tutti i partecipanti va un mio grazie speciale.
Dalla Svezia si sta diffondendo una pratica simpatica. È il plogging, l’unione di plastic e jogging, cioè l’abitudine di fare stretching raccogliendo rifiuti armati di guanti e sacchetti quando si fa jogging. Ormai ci sono gruppi di plogger nei parchi, nelle piazze e in vari altri posti.
Magari non ci va a genio di raccogliere i rifiuti per strada, ma quello che possiamo fare senz’altro è stare attenti a dove buttiamo i nostri rifiuti. Per la raccolta differenziata – strumento importantissimo per l’ambiente – ci possiamo informare e stare attenti a quello che facciamo. Non tutti sanno per esempio che gli scontrini (quasi sempre in carta termica) non vanno gettati nella carta: non sono riciclabili perché pieni di prodotti chimici.


Pubblicato il: 21/09/2021 [AMBIENTE ]
L'OLIO ESAUSTO DI CUCINA
Oggi vi parlerò della cattiva abitudine di versare nello scarico del lavello o del water l’olio usato per friggere o quello delle scatolette del tonno, delle acciughe e d’altro.
Siccome si tratta di olio alimentare, viene da pensare che sia biodegradabile. Niente affatto!! È altamente inquinante per le falde acquifere.
In media ne produciamo 5 chili l’anno a testa e un solo chilo può inquinare fino a 1.000 metri quadrati di superficie. È ben spiegato al “Museo A come ambiente” di Torino, il MAcA, che vi invito caldamente a visitare:

https://www.acomeambiente.org/

Che fare dunque degli oli esausti da cucina? Li si deve raccogliere in un contenitore di plastica e poi portarli in un’isola ecologica del proprio comune. Ci si deve informare sulle disposizioni del proprio luogo di residenza. Dall'olio esausto viene prodotto per esempio del biodiesel.
Grazie a nome dell’ambiente, a nome di tutti!!


Pubblicato il: 20/09/2021 [AMBIENTE ]
PIANTARE IN ASSO E TAGLIARE LA CORDA

In realtà l’espressione dovrebbe essere “piantare in Nasso”, ma passando di bocca in bocca tra persone poco colte la N della preposizione “in” si è confusa con l’iniziale di Nasso, l'isola greca sulla quale Teseo abbandonò Arianna che con il suo filo lo aveva aiutato a sconfiggere il minotauro. Pare che Teseo abbia abbandonato la sua amata perché minacciato da Dioniso che la voleva per sé.
Insomma, ha tagliato la corda. Questa seconda espressione arriva dal gergo marinaresco: in caso di estrema urgenza delle navi ancorate in porto, le corde fissate alle bitte venivano tagliate per poter partire in fretta.

Sotto: Arianna in Naxos, Evelyn de Morgan

Pubblicato il: 19/09/2021 [ITALIANO ]
È UN ALTRO PAIO DI MANICHE
L’espressione significa che due situazioni sono completamente diverse tra di loro.
L’origine è medievale, di quando le maniche si potevano staccare perché attaccate con lacci e bottoni. I fidanzati avevano l’abitudine di scambiarsi le maniche come pegno d’amore. Se il fidanzamento veniva spezzato, le maniche tornavano al proprietario d’origine. I vincitori dei tornei cavallereschi ricevevano le maniche delle loro ammiratrici e se le annodavano intorno alle spalle. anche “lasciare la mancia” (dal francese manche) arriva da qui.


Pubblicato il: 18/09/2021 [ITALIANO ]
I PIEMONTESI NEL MONDO


Tanti anni fa - proprio tanti - quando abitavo in Germania un giorno un signore continuava a farmi segno di accostare con la macchina e io mi sono presa una grande paura, temevo avesse intenzioni losche e invece aveva notato la mia targa "AT", Asti, quindi dal Piemonte. Quel signore era Michele Colombino, il presidente dell'Associazione Piemontesi nel Mondo.
L'Associazione cerca di individuare piemontesi nel mondo che si sono distinti nei settori più disparati e cerca di creare una rete tra i Piemontesi nel mondo e di mantenerne viva la storia.
A Frossasco esiste un Museo Regionale dell'Emigrazione – Piemontesi nel Mondo.
I Piemontesi sono numerosi soprattutto in Argentina; pensate che all'Università di Cordoba viene insegnata la lingua piemontese.
Per chi volesse saperne di più:
www.piemontesinelmondo.org
www.museoemigrazionepiemontese.org

Pubblicato il: 17/09/2021 [PIEMONTESE ]

SAIS-TU QUE LE CHIEN ABOIE...
Sais-tu que le chien aboie quand le cheval hennit ?
Sais-tu que le chien aboie quand le cheval hennit ?
Que beugle le bœuf et meugle la vache,
Que l’hirondelle gazouille, la colombe roucoule et le pinson ramage.
Que les moineaux piaillent, le faisan et l’oie criaillent quand le dindon glousse.
Que la grenouille coasse mais que le corbeau croasse et la pie jacasse.
Et que le chat comme le tigre miaule, l’éléphant barrit,
Que l’âne braie, mais que le cerf rait.
Que le mouton bêle évidemment et bourdonne l’abeille, brame la biche quand le loup hurle.
Tu sais, bien sûr, tous ces cris-là mais sais-tu ?
Que si le canard nasille, les canards nasillardent,
Que le bouc ou la chèvre chevrote,
Que le hibou hulule mais que la chouette, elle, chuinte,
Que le paon braille et que l’aigle trompette.
Sais-tu encore ?
Que si la tourterelle roucoule, le ramier caracoule et que la bécasse croule, que la perdrix cacabe, que la cigogne craquette et que si le corbeau croasse, la corneille corbine, et que le lapin glapit quand le lièvre vagit.
Tu sais tout cela ? Bien.
Mais sais-tu ?
Que l’alouette grisolle,
Tu ne le savais pas ? Et, peut-être, ne sais-tu pas davantage
que le pivert picasse.
C’est excusable !
Ou que le sanglier grommelle, que le chameau blatère
Tu ne sais pas non plus (peut-être…) que la huppe pupule.
(Et je ne sais pas non plus si on l’appelle en Limousin la pépue parce qu’elle pupule ou parce qu’elle fait son nid avec de la chose qui pue.)
Qu’importe ! Mais c’est joli : la huppe pupule !
Et encore sais-tu ?
Que la souris, la petite souris grise : devine ? La petite souris grise chicote ! Hé oui !
Avoue qu’il serait vraiment dommage d’ignorer que la souris chicote et plus dommage encore de ne pas savoir, que le geai cajole !
Fernand Dupuy (L’Albine, scènes de la vie en Limousin et en Périgord vert)


Pubblicato il: 16/09/2021 [FRANCESE ]
I VERSI DEGLI ANIMALI IN ALTRE LINGUE

Se vi interessa conoscere alcuni versi degli animali in altre lingue ecco dei link:
https://fr.wikipedia.org/wiki/Liste_de_cris_d%27animaux
https://de.wikipedia.org/wiki/Tierlautbezeichnungen
https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_animal_sounds
https://www.wikilengua.org/ind.../Lista_de_voces_de_animales
(per le lingue francese, tedesco, inglese e spagnolo).
Lo scoiattolo (quello nella foto l'ho visto al Valentino di Torino) - come i topi - squittisce.

Pubblicato il: 16/09/2021 [ALTRO ]
IL COCCODRILLO COME FA?

“Il coccodrillo come fa?” Bella domanda quella del titolo della canzone vincitrice della 36ª edizione dello Zecchino d’oro… Il coccodrillo trimbula.
Ogni animale fa un suo verso. La volpe guaiola, il coniglio ziga, il capriolo rantega o abbaia, il cinghiale grufola, grugnisce o ruglia come anche il maiale e l’orso; la cicala frinisce e la foca uggiola o abbaia.
I più interessanti sono i versi degli uccelli: l’avvoltoio pulpa, il tacchino gloglotta o gorgoglia, la civetta – come il falco, il grillo il pipistrello e la quaglia – stride (anche la cavalletta stride, ma più propriamente zilla). Lo scricciolo ticchetta, il pavone paupula, il picchio verde ride, il beccaccino bacia, l’usignolo e il canarino gorgheggiano o trillano; anche l’allodola trilla mentre l’alzavola cigola. La rondine garrisce (come la bandiera) o zirzilula o cinguetta, il piccione e la tortora tubano e grugnano. Il pettirosso come fa? Chiccola o spittina e via di seguito. Il gufo e l’allocco bubolano, ma soffiano anche come il cigno e il barbagianni.
Quello “appollaiato” sul mio braccio è un barbagianni e si chiama Honey. La foto ha un paio di anni.

Pubblicato il: 15/09/2021 [ITALIANO ]
LE FOBIE
Ieri non ho scritto nessun post perché ci sono stati dei black out e ho avuto paura che mi si rovinasse il computer. Ora, come si chiami questa paura non lo so, ma posso fare un elenco di termini per indicare delle fobie precise. Stiamo parlando di paure patologiche; ce ne sono verso qualsiasi cosa: verso gli animali, le zoofobie (gatti: ailurofobia, cani: cinofobia, ragni: aracnofobia, serpenti: ofidiofobia); verso gli esseri umani: androfobia (uomini), ginecofobia (donne), pedofobia (bambini), oclofobia (folla).
Quando dico che esiste una fobia per ogni cosa non scherzo; magari scriverò più post in proposito. Vi elenco adesso solo un paio di fobie interessanti o dai nomi strani: la nomofobia [comp. dell’ingl. no-mo(bile) ‘senza telefono cellulare’ e -fobia ☼ 2008] che è il timore ossessivo di non poter disporre del telefono cellulare, perché non lo si ha con sé o ci si trova in una zona priva di campo (tempi moderni!); la misofobia o rupofobia, cioè il timore esagerato di sporcarsi; l’eritrofobia o ereutofobia, vale a dire la paura ossessiva di arrossire.
Sapete che cos’è la scopofobia? È la paura morbosa di essere visti. La tricofobia e la tripofobia si assomigliano solo nel nome: la prima è la paura verso tutto ciò che è peloso; la seconda verso i buchi, tutto quello che è a forma di buco, come le cellette dei favi delle api.
Mi fermo qui. Vi invito a scoprire il significato di batofobia, brontofobia, cremnofobia, disposofobia, amatofobia, lissofobia… ce ne sono a decine. Ho scelto solo i nomi che mi sembravano più interessanti.


Pubblicato il: 14/09/2021 [ITALIANO ]
L'EMPATIA E COMUNICAZIONE NONVIOLENTA

Marshall Rosenberg ha scelto due animali per simboleggiare due piani della comunicazione. La giraffa, il mammifero terrestre con il cuore più grande, rappresenta l'ascolto del cuore, tipico della CNV. Siccome la giraffa ha un collo lungo, ha anche simbolicamente una visione a lungo termine nei rapporti e privilegiata, più obiettiva, perché dall'alto appunto.
L'altro animale è lo sciacallo che mostriamo quando esprimiamo giudizi e pregiudizi sia verso noi stessi sia verso gli altri. Lo sciacallo si sente circondato da sciacalli, quindi vive in preda alla paura.


Pubblicato il: 12/09/2021 [ITALIANO LIBRI&FILM]
LA COMUNICAZIONE NONVIOLENTA

Con i miei brevi post vi invito ad approfondire delle tematiche. Oggi vi invito ad avvicinarvi alla Comunicazione Nonviolenta. L’opera fondamentale in proposito è Le parole sono finestre [oppure muri] di Marshall B. Rosenberg.
Troppo spesso ci esprimiamo senza riflettere ferendo qualcuno invece di creare una relazione empatica. I fondamenti della CNV sono 4: osservazioni, sentimenti, bisogni, richieste: che cosa vedo, che cosa sento, di cosa ho bisogno, che cosa ti chiedo per arricchire la mia vita e la stessa cosa in senso inverso: che cosa vedi, che cosa senti…
A Torino c’è il MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) che si occupa di nonviolenza e con cui si può scoprire l’itinerario di pace di Torino (https://discoverpeace.eu). Torino è una delle sette città d’Europa, per lo più capitali, che hanno un itinerario della pace.


Pubblicato il: 11/09/2021 [ITALIANO LIBRI&FILM]
SCROSTATI GAGGIO!

Nel dizionario “Scrostati gaggio!” ci si può fare una cultura dei linguaggi giovanili (eh sì, al plurale) diciamo parlati fino a una quindicina di anni fa. Nel frattempo c’è stata un’ulteriore evoluzione dovuta non da ultimo ai testi delle canzoni trap (meno parlate di quelle rap) che si ispirano alla vita della strada, alla droga e al potere del denaro.
Forse in nessun altro libro come in “Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola si trovano esempi di linguaggio giovanile – nel caso specifico torinese – dei primi anni Duemila: punze, truzzi, Larghi, Stretti, cabinotti o cabina (ragazzi di famiglia benestante che usavano incontrarsi vicino a una particolare cabina del telefono vicino alla Gran Madre a Torino), gaggi, cammellare, inchiumare, starci dentro una cifra, sclerare.
A voi quale parola del linguaggio giovanile di tempi andati o recenti colpisce di più?


Pubblicato il: 10/09/2021 [ITALIANO LIBRI&FILM]
FEU LA REINE E LA FEUE REINE

Tra i libri che ho letto per prepararmi all’esame del C2 di francese (superato!!) c’era “Tous les matins du monde” di Pascal Quignard, una storia intensa tra un maestro di musica e un suo allievo. Nel libro ci sono molti aspetti linguistici interessanti. Più di una volta si parla di qualcuno che fu, di un defunto, per esempio “un ami de feu Monsieur Vauquelin”. Bisogna notare una particolarità in francese: se il sostantivo è preceduto da un articolo determinativo o da un aggettivo possessivo, il feu viene concordato, per esempio “la feue reine du Danemark”, la defunta regina di Danimarca; negli altri casi, resta invariabile. Si dirà: feu la reine du Danemark. Curiosamente, si dice “feu la reine” alla morte della regina e in attesa di incoronare un nuovo sovrano, e “la feue reine” quando un nuovo sovrano è già salito sul trono. (Dal Boch della Zanichelli).

Pubblicato il: 09/09/2021 [FRANCESE LIBRI&FILM]
I WALSER

Ad agosto sono stata in Valsesia, tra l’altro ad Alagna di cui potete vedere una foto che ho scattato a una tipica casa walser. I Walser (dal tedesco Walliser, cioè vallesano, abitante del Canton Vallese svizzero) sono una popolazione di origine germanica, gli Alemanni, popolo nomade che abitava nell’attuale Baden-Württemberg. Essi attraversarono le Alpi durante il periodo climatico favorevole tra il XIII e il XIV secolo, prima della Piccola era glaciale che rese di nuovo difficili gli spostamenti in montagna. La loro parlata si chiama Titsch, Töitschu, Tittschu o Titzschu, termini imparentati con il tedesco Deutsch.

Pubblicato il: 08/09/2021 [ALTRO ]
IL SENTIERO WALSER



Pubblicato il: 08/09/2021 []
IL LEI È ABOLITO

Al Forte di Bramafam (da visitare assolutamente!) ho fotografato questo cartello con il divieto del Duce di usare il “Lei”.

Ecco una breve storia del tu, voi e lei.
I romani usavano il “tu” con tutti; poi, a partire dal I sec. d.C., usarono il “voi” con gli imperatori che a loro volta parlavano con il noi di maestà.
Dante usava il tu per tutti tranne che per le persone davvero importanti e per Beatrice.
Nel Quattrocento in Italia si inizia ad usare anche il “Lei” che è sì influenzato dallo spagnolo, ma soprattutto si riferisce alla “Signoria vostra”. Nel ‘600-‘800 si usa anche “ella”.
Fino agli anni Trenta del Novecento c’è il sistema tripartitico, cioè il tu, il voi e il Lei convivono.
Il 15 gennaio 1938 in un articolo sul Corriere della Sera il “Lei”, poco virile e di derivazione straniera, viene “ucciso”. Nel Fascismo la parola bar viene sostituita da mescita o barra o bibitario; brandy e whisky da acquavite; sandwich da tramezzino e cocktail da bevanda arlecchina.




Pubblicato il: 07/09/2021 [ITALIANO ]
CONTACC!

Contacc! o contagg! Esclamazione che letteralmente significa “contagio” indica stupore e meraviglia; in italiano la si potrebbe tradurre con “accidenti!” o “perbacco!” La pronuncia IPA è [kuŋˈtaʧ].

Famosa negli anni ’70 e ’80 fu la Countach, auto sportiva della Lamborghini. Il nome è proprio il nostro contacc, espressione sfuggita a un dipendente della Bertone (dove era stata progettata) quando la vide per la prima volta.

Lo diceva sempre il mio nonno paterno, nonno Pietro, normalmente seguito da un “soma a la fruta! (siamo alla frutta)”. Notate che ha iniziato a dire “siamo alla frutta” o meglio “sono alla frutta” più o meno all’età di 30 anni ed è arrivato a 100 anni e 6 mesi.

Come curiosità: esiste anche una grappa chiamata Cuntàcc! che potete vedere in dettaglio qui.


Pubblicato il: 06/09/2021 [PIEMONTESE ]
BUON APPETITO IN COMPAGNIA!

Buona domenica a tutti! Tanti di voi oggi – come me – mangeranno più del solito, magari con dei compagni di bisboccia. Mi raccomando, pensiamo al povero fegato!
Fegato deriva dal latino ficàto, cioè ingrassato con i fichi; era una sorta di foie gras di oche ingrassate a fichi che i Romani copiarono dai Greci, quindi non nasce come termine anatomico, bensì culinario. Questa parola ha avuto più successo della parola che in latino veniva usata per designare la grande ghiandola: iecur.

La parola compagno ci arriva anche lei dal latino, dal latino medievale companio (nom.) “che mangia lo stesso pane” ed è un composto di cŭm “con” e pānis “pane”.
Insomma va a finire che “compagno” e “companatico” sono più o meno la stessa cosa, solo che il primo è quello che mangia lo stesso pane, l’altro è quello che si mangia con il pane: lat. mediev. companatiu(m) “ciò che si mangia insieme al pane”, composto di cŭm “con” e pānis “pane” pure lui.
Allora buona domenica in compagnia e con del buon companatico, senza affaticare il fegato!


Pubblicato il: 05/09/2021 [ITALIANO LATINO]
CHOUETTE
Oggi andiamo in Francia: Chouette significa “bella, carina/ bello, carino” (vale sia per il femminile che per il maschile) e significa anche “civetta”. Mi soffermerò di più su questo significato. Nel Medioevo in Francia, soprattutto nella regione meridionale, si usava crocifiggere sulle porte una civetta nella convinzione che il suo corpo martoriato scacciasse il malaugurio.
Digione (Dijon), città templare con belle case a traliccio, oltre a essere famosa per la sua senape (moutarde de Dijon), viene detta anche città dai cento campanili e c’è un percorso della civetta (le parcours de la chouette). Sulla sua cattedrale di Notre-Dame c’è una civetta scolpita che va accarezzata rigorosamente con la mano sinistra (la mano del cuore) se si vuole che porti fortuna.

Questo sito è molto interessante in proposito:
https://luiginardi.wordpress.com/2015/03/09/bestiario-medievale-la-civetta/

Qui a lato una simpatica civetta di Albrecht Dürer


Pubblicato il: 04/09/2021 [FRANCESE ]

UN'IDEA BALZANA
Ho avuto un’idea balzana: scrivere ogni giorno un post con delle curiosità linguistiche o di altro genere; spero che l’idea vi piacerà. Inizio dall’aggettivo “balzano”.
Una macchia bianca sulla fronte di un cavallo è detta “stella”, una macchia o una striscia bianca sopra uno zoccolo viene chiamata “balzana”. Un cavallo può avere fino a 4 balzane. Il cavallo che ha le balzane viene detto balzano. Secondo un’antica credenza, il cavallo con questa caratteristica è lunatico, imprevedibile, incostante. Ecco che l’aggettivo balzano è passato a definire per esempio un’idea bislacca (bislacco origina forse dallo sloveno: bezjak sciocco).
A proposito di credenza, anche il mobile con questo nome ha a che fare con il credere. In effetti fare la prova dei cibi dei personaggi importanti per assicurarsi che non fossero avvelenati voleva dire “fare la credenza”.
In tedesco una delle tante espressioni per morire è dran glauben müssen, cioè “doverci credere”. Chissà che non arrivi da qui.


Pubblicato il: 03/09/2021 [ITALIANO ]
 
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